Maestri del Gusto, per servirvi

Maestri del Gusto, per servirvi

I nostri liquori diventano ingredienti di un risotto e di un sorbetto: succede quando si incontrano i Maestri del Gusto.

Maestri del Gusto Ristorante OPPOSTO    22 gennaio 2018

Ogni volta che passo in Piazza Vittorio sento ancora il profumo del Carnevale di quand’ero piccolo. Qui c’erano le giostre, e si passeggiava (anzi, ci si spintonava) fra il profumo dello zucchero filato, del torrone, del croccante, e dei wafer che venivano regalati al tirasegno.
Tutt’altro profumo mi aspetta questa sera: vado da Opposto dove sta per iniziare la degustazione dei Maestri del Gusto.
In attesa che Opposto apra le porte, arrivo in anticipo, e trovo sotto i portici di piazza Vittorio altri Maestri del Gusto, tutti eccitati per la serata.
Ecco Pietro Gaido della Frutteria e i suoi cesti di datteri e di insalate che sarebbero piaciute ad Arcimboldo in persona. Ecco i fratelli Mina dell’Antica Torrefazione che arrivano carichi di caffè e addirittura con una macchina espresso. Ecco Adelmo e Claudia del birrificio Gilac, con cui abbiamo già un legame di aspettative e di curiosità: fra poco lo chef di Opposto dovrà preparare due risotti, uno con il nostro Serpoul, uno con la loro birra Asia. Ecco Nadia e Mònica di Gust’, con il loro carico prezioso di specialità che hanno cucinato per la serata.

Entriamo.
Io vado subito in cucina.

 

Lo chef Giorgio mi accoglie con la calma di chi sa il fatto suo.
La preparazione del risotto è semplicissima: lo fa tostare a secco, aggiunge brodo vegetale per tutta la cottura, e alla fine manteca con Robiola piemontese e un’innaffiata di Serpoul.

“Ho preferito aggiungerlo a crudo, e non usarlo a sfumare all’inizio come si farebbe con il vino, per non bruciare le sue proprietà aromatiche: è talmente profumato che sarebbe un peccato farlo evaporare.”


E il risultato gli dà ragione: la croccantezza vellutata del Carnaroli, la morbidezza della robiola, e su tutto il profumo erbaceo del Serpoul.

Durante la serata sfilano altri piatti creati dai Maestri del Gusto: mi rimangono particolarmente impressi i crostini di cipolla Giarratana della Frutteria di Gaido, il brandacujun con pane nero di Gust’, le birre di Gilac che fanno da trait d’union fra i vari sapori.

Poi, a chiudere, ecco di nuovo emergere dalla cucina una portata creata con un nostro prodotto: il sorbetto all’Abricot fatto da Riccardo Serra della Gelateria La Tosca.

Per essere un sorbetto, quindi senza latte e uova, ha una cremosità che ti fa credere che sia un gelato vero e proprio. Nonostante la temperatura, emerge il profumo intenso dell’Abricot, e ci sembra di tornare in estate, quando prendiamo le albiocche biologiche piemontesi e mettiamo i loro noccioli in infusione per ottenere questo liquore.

Ad esaltare il profumo intenso di amaretto tipico dell’Abricot, Riccardo pensa bene di guarnire il sorbetto con una sbriciolata di amaretti. Un tocco di gusto in puro stile piemontese.

In questa serata, a gustare il risotto al Serpoul e il sorbetto all’Abricot ci sono anche due foodblogger torinesi che stanno dando un contributo originale e gustosissimo alla comunicazione di Liquori Bernard: Silvia e Zeudi inventano dolci, antipasti e primi piatti usando i nostri liquori in modo inventivo e sopraffino.
Chi ci segue su Facebook e su Instagram ha già imparato ad apprezzarle.
Silvia e Zeudi hanno sperimentato il risotto con il Serpoul ben prima di questa degustazione, hanno creato torte con l’Abricot, Zeudi ha persino usato il Serpoul per marinare il carpaccio di pesce spada. E questa sera per me è un grande piacere trasformami in cameriere e servire loro un’aggiunta di Abricot nel sorbetto.

Grazie ai Maestri del Gusto, grazie a Slow Food e Camera di Commercio di Torino.

Mauro Marinoni

ritratto-copia

Torinese da generazioni, buongustaio dalla prima pappa cucinata da mamma, food-teller dalle elementari quando nel tema libero scelsi di raccontare come aiutavo la zia delle Langhe a fare gli agnolotti. Volevo fare il pianista, l’archeologo, il poeta e lo chef.
Come il pianista sto alla tastiera (anche se è un Apple e non uno Steinway).
Come l’archeologo scavo alla ricerca delle storie che ci sono dietro al cibo. Come il poeta racconto queste storie.
Come lo chef mescolo belle parole e buon gusto. Perché la prima sensazione gustativa non avviene in bocca, ma con i ricordi e le emozioni che il cibo evoca: le papille gustative dell’anima, insomma.