Gli abbinamenti perfetti fra caffè e liquori

I 6 accostamenti da provare se ami il caffè e il buon bere

 

Per noi piemontesi il pausa-café è un rito: quel goccio di liquore con cui accompagnare il caffè.

Sull’argomento ci sono due scuole di pensiero:

-chi ama versare il liquore nella tazzina, creando il cosiddetto caffè corretto

-chi invece ama i due gusti separati e gusta prima il caffè, poi il bicchierino di liquore.

 

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Abbiamo provato ad abbinare i nostri liquori con dei caffè speciali, quelli di Boutic Caffè, una torrefazione artigianale di Torino con cui abbiamo in comune il fatto di essere Maestri del Gusto, la rete di produttori artigianali di qualità creata da Slow Food e Camera di Commercio di Torino.

Arriviamo nella bottega di via Monginevro un lunedì mattina. Il giorno più profumato del quartiere, perché è il giorno che viene dedicato alla tostatura. Dai sacchi di juta escono i chicchi di caffè verde che arrivano dalle terre di caffè più vocate al mondo: Guatemala, Messico, Etiopia. I chicchi vengono aspirati in una tostatrice storica degli anni ’60. In un attimo si diffonde il profumo del caffè appena tostato.

Paolo è l’anima di Boutic Caffè. Il suo pensiero sulla simbiosi caffè-liquori è molto puro: prima si gusta il caffè, poi il bicchierino di liquore a parte, per non mischiare i due sapori.

“Mi piace il caffè, mi piacciono i liquori, e preferisco assaporarli entrambi in purezza, così mi godo due piaceri invece di uno solo.”

E la sua scelta gli dà ragione. Assaporiamo prima il caffè, rigorosamente senza zucchero, seguito dal bicchierino in cui lo zucchero contenuto nel liquore si amalgama all’amaro del caffè ancora sulle papille gustative. La prima sensazione è un effetto di dolcezza vellutata. Poi subito dopo emergono i sapori caratterizzanti di ciascun liquore, che spiccano decisi, di colpo, anche loro eccitati dal caffè.

Vediamo uno per uno gli abbinamenti creati con i caffè Boutic.

Caffè Bio e Serpoul

Il caffè Bío si adatta stupendamente al Serpoul. Questa miscela ha note di miele e mandorla,  con un corpo rotondo e un’acidità delicata.

Quello che ci vuole per fare da base al gusto fortemente aromatico del Serpoul.

Huehuetenango Guatemala e Abricot

Il caffè delle terre alte di Huehuetenango in Guatemala non è solo un Presidio Slow Food: è un’esperienza di gusto sensazionale. La dolcezza floreale del caffè è straordinaria, temperata da un tocco speziato che vira sull’affumicato. Un tripudio di aromi e sapori che esalta la dolcezza dell’Abricot come gran finale di questo percorso di sensazioni gustative.

Decaffeinato e Barathier

Dici decaffeinato e pensi a un caffè finto. Cambia pensiero. Questo ha intensi sentori di frutta secca, tra cui spiccano la nocciola e le mandorle, con note dolci di caramello. A seguire il Barathier, che ha proprio nel caramello uno dei suoi ingredienti che fa da contrasto con l’amaro delle erbe. L’insieme è una dolcezza inaspettata, persino dopo un caffè bevuto senza zucchero.

Caffè Fairtrade e Genepy Blanc

Il Caffè Fairtrade rispetta non solo chi produce il caffè, ma anche i profumi peculiari delle terre tropicali: qui si sentono decise la cannella e la frutta esotica.

Gustare subito dopo il Genepi Blanc significa compiere un viaggio all’altro capo del mondo, in termini sia botanici sia sensoriali: ma per quegli incomprensibili e affascinanti miracoli della natura, i fiorellini di Artemisia che crescono a oltre 3000 metri sulle nostre Alpi hanno un’affinità gustativa con le piante delle lontane terre da caffè.

Harenna Etiopia e Arquebuse

Un caffè che cresce selvaggio in una foresta a 1800 metri di altitudine in Etiopia, il primo luogo al mondo dove si è bevuto il caffè.

I chicchi vengono lasciati essiccare all’intenso sole africano, acquisendo una forte carica aromatica. Il sentore di noce è tipico di questo caffè della foresta africana.

Al palato è rotondo e vellutato, fa da base perfetta alla forza dell’Arquebuse, con i suoi sentori legnosi che evocano i grandi distillati.

Maragogype Messico e Genzianella

Questo monorigine messicano è leggero e delicato, con un piacevole aroma speziato e floreale. E proprio la continuità delle sensazioni floreali è il punto di forza dell’abbinamento con la Genzianella, che porta con sé i profumi dei fiori delle Alpi.

Mauro Marinoni

ritratto-copia

Torinese da generazioni, buongustaio dalla prima pappa cucinata da mamma, food-teller dalle elementari quando nel tema libero scelsi di raccontare come aiutavo la zia delle Langhe a fare gli agnolotti. Volevo fare il pianista, l’archeologo, il poeta e lo chef.
Come il pianista sto alla tastiera (anche se è un Apple e non uno Steinway).
Come l’archeologo scavo alla ricerca delle storie che ci sono dietro al cibo. Come il poeta racconto queste storie.
Come lo chef mescolo belle parole e buon gusto. Perché la prima sensazione gustativa non avviene in bocca, ma con i ricordi e le emozioni che il cibo evoca: le papille gustative dell’anima, insomma.