Foodblogger Day con riso e liquori

Foodblogger Day con riso e liquori

Loro si chiamano Monica, Silvia e Zeudi. Rigorosamente in ordine alfabetico.

Foodbloggers' day     22 febbraio 2018

Sono le nostre foodblogger e instagrammer preferite.

Hanno già creato così tante ricette con i nostri liquori, che ormai sono di famiglia.

Così abbiamo deciso di invitarle a casa, e cucinare insieme.

Abbiamo coinvolto un’azienda che abbiamo conosciuto durante gli incontri dei Maestri del Gusto di Slow Food: Cascina Fontanacervo che ci ha fornito il latte e i formaggi. Completano gli ingredienti altre eccellenze piemontesi come il Buon Riso, il cioccolato di Caffarel e i salumi del Salumificio Tre Valli di Cavour.

L’idea è di abbinare il riso ai nostri liquori.

Li useremo come si usa normalmente il vino, a sfumare all’inizio il riso durante la tostatura.

Per l’occasione abbiamo creato delle ricette nuove di zecca, che Monica, Silvia e Zeudi oggi sperimenteranno per noi.

Partiamo con il Risotto al Serpoul, che ormai è già diventato un classico fra le nostre signore social.

Amiamo usare il Serpoul per sfumare un riso o una pasta, perché la sua straordinaria intensità aromatica di timo serpillo crea un’armonia di profumo che è un concentrato di tutte le erbe aromatiche possibili e immaginabili in cucina.

Facciamo tostare il riso con un soffritto di cipolla e carota, poi aggiungiamo una buona dose di Serpoul a sfumare: immediatamente la cucina si riempie di un profumo intensisssimo di erbe aromatiche di montagna. Per l’occasione, gli amici di Fontanacervo ci hanno mandato una straordinaria toma al timo, che si sposa perfettamente con il Serpoul proprio per la comune origine botanica dell’erba usata. Aggiungiamo questa toma verso fine cottura, per mantecare in morbidezza e profumo. Poi guarniamo con un rametto di timo e qualche cubetto di toma.

Gli ingredienti che fanno la differenza: Serpoul Bernardtoma al timo Cascina Fontanacervo.

Se il risotto al Serpoul si fa amare per la sua forza aromatica e l’estrema facilità di preparazione, il prossimo risotto è una ricetta molto più complessa dal punto di vista degli ingredienti, perché unisce tre sapori decisi, ognuno con una sua spiccata personalità.

Parliamo di Genepy des Alpes, salame della rosa, robiola al tartufo.

Ognuno di questi è già un ambasciatore delle bontà del nostro Piemonte. Uniti in un risotto diventano un purissimo concentrato del grande gusto della nostra terra.

La preparazione è semplice e veloce: non serve una laurea in Masterchefologia Quantistica, basta il piacere e la curiosità di scoprire nuovi magnifici sapori.

Anche in questo caso facciamo tostare il riso nel soffritto, poi versiamo il genepy a sfumare, proprio come si farebbe con il vino bianco. Quindi aggiungiamo il salame della rosa a tocchetti. Il profumo che si sprigiona è già una promessa di meraviglie gustative. Ma non è ancora finita: poco prima di spegnere la fiamma, aggiungiamo la robiola al tartufo a tocchetti.

Ed è l’apoteosi della piemontesità.

Per servire, decoriamo il piatto alternando cubetti di robiola e di salame a crudo.

Gli ingredienti che fanno la differenza: Genepy des Alpes Bernard, robiola al tartufo Cascina Fontanacervosalame della rosa Tre Valli Cavour

Dopo questi sapori così decisi, ci vuole un dolce. Siamo fortunati ad essere in Piemonte, dove la cultura del cioccolato si respira nella storia.

E siamo ancora più fortunati perché il nostro vicino di valle si chiama Caffarel, l’inventore del Gianduiotto.

E così a chiudere questa giornata di riso e liquore, ecco l’invenzione del Risotto Gianduiottato.

Facciamo tostare il riso in una noce di burro e sfumiamo con l’Abricot, il liquore dolce che otteniamo dalla macerazione di noccioli di albicocche biologiche piemontesi. Continuiamo la cottura aggiungendo latte fresco alta qualità di Fontanacervo, che prenderà il posot del brodo, da aggiungere mano a mano che si asciuga. Rigorosamente niente soffritto, niente acqua, niente sale: stiamo facendo un dolce, non un risotto. Quando ci avviciniamo a fine cottura, mantechiamo con il cioccolato fondente 86% Caffarel. E lo lasciamo venire bello compatto, in modo da impiattarlo con un coppapasta.

Guarniamo il piatto con 4 gianduiotti all’amaretto, una spolverata di amaretto sbriciolato. Nel tocco finale rientra in gioco l’Abricot. Prendiamo un ultimo amaretto, lo inzuppiamo nell’Abricot e lo disponiamo sul risotto, a incoronare questo piemontesissimo e inedito dolce. Chiudiamo con una grattata di cioccolato fondente.

Gli ingredienti che fanno la differenza: Abricot Bernard, latte fresco intero alta qualità Cascina Fontanacervo, Gianduiotti all’amaretto Caffarel, amaretti Caffarel, cioccolato fondente 86% Caffarel.

Mauro Marinoni

ritratto-copia

Torinese da generazioni, buongustaio dalla prima pappa cucinata da mamma, food-teller dalle elementari quando nel tema libero scelsi di raccontare come aiutavo la zia delle Langhe a fare gli agnolotti. Volevo fare il pianista, l’archeologo, il poeta e lo chef.
Come il pianista sto alla tastiera (anche se è un Apple e non uno Steinway).
Come l’archeologo scavo alla ricerca delle storie che ci sono dietro al cibo. Come il poeta racconto queste storie.
Come lo chef mescolo belle parole e buon gusto. Perché la prima sensazione gustativa non avviene in bocca, ma con i ricordi e le emozioni che il cibo evoca: le papille gustative dell’anima, insomma.