Una storia coltivata, imbottigliata e affinata con cura

Nasciamo dalle radici su questa terra, siamo cresciuti su queste montagne, siamo fatti di questa natura.

Non potremmo vivere altrove.

Era quello che pensava mio bisnonno Giacomo quando a fine ‘800 andò a lavorare a Marsiglia. Non vedeva l’ora di tornare a casa, nelle sue valli. E così quando tornò nel 1902 con i risparmi accumulati da emigrante in Francia, creò la sua attività di produttore di bevande.

Quella che produceva era la caratteristica gazzosa con la biglia, che faceva da tappo interno grazie alla pressione generata dalle bollicine. Ora è un nostalgico oggetto di culto, all’epoca era amatissima dai bambini perché prima si beveva la gazzosa e poi si giocava con la biglia.

Gli adulti, invece, per darle un gusto più rustico la mischiavano con la birra, per fare il classico panaché.

Così mio bisnonno Giacomo decise di imbottigliare e distribuire nelle valli la birra prodotta da Bosio & Caratsch, il primo birrificio d’Italia, che iniziò a fare birra a Torino quando l’Italia esisteva solo nei sogni di Garibaldi, Mazzini e Cavour.

Partiva da Pomaretto con il calesse carico di bottiglie di liquori d’erbe e di menta, e andava a venderli a Torino, ai bar, ai ristoranti, alle case aristocratiche a cui si accedeva dall’entrata di servizio, accolti dalle cameriere e dal maggiordomo che sorvegliava tutto. Poi caricava le botti al birrificio Bosio & Caratsch e tornava a Pomaretto a imbottigliare la birra per la clientela delle valli.

Proprio qui, dove lavoro io adesso.

Nel frattempo ci sono state due guerre mondiali, lo spopolamento delle valli, il declino delle produzioni artigianali, poi la riscoperta dei valori tipici del territorio.

Noi siamo stati sempre qui. A cercare i fiori e le erbe, a trarne liquori.

Fedeli alle nostre radici. Della nostra terra e della nostra famiglia.

Acqua di fonte, fiori ed erbe alpine

Le botaniche che usiamo per i nostri liquori arrivano dalle montagne intorno a noi, quelle della Val Germanasca e della Val Chisone. Fiori ed erbe che crescono spontanei su queste terre, o che vengono coltivati ad alta quota in modo del tutto naturale.

Ci spostiamo a fondovalle per selezionare le albicocche che usiamo per l’Abricot: devono essere buonissime e profumatissime. L’unico ingrediente esotico è il Rabarbaro, ma non si può fare altrimenti: da secoli è solo in Cina che viene così buono.

Poi mettiamo a macerare fiori ed erbe in alcol da frumento europeo, miscelato con acqua di sorgente alpina, che scende proprio dalle montagne su cui crescono le nostre botaniche. Un’acqua pura, leggerissima, figlia primogenita dei ghiacciai alpini.

La differenza si sente al primo sorso.

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Guarda il video Raccolta Fiori 2011

Macerati, non distillati

Questa è la grande differenza.

Che rispetta e mantiene puri i principi attivi, i profumi e i sapori delle erbe e dei fiori di montagna.

Lavoriamo esclusivamente con la macerazione a freddo: erbe e fiori vengono lasciati in infusione in acqua di sorgente e alcol di frumento europeo. In questo modo rilasciano lentamente e in modo assolutamente delicato e naturale i loro profumi, i loro sapori e il loro colore.

Questa infusione dura fino a 12 mesi: la mescoliamo con garbo tutto piemontese, in modo che profumi e sapori si amalagamino a fondo, in un abbraccio che continuerà poi all’olfatto e al palato.

Così aprendo ogni bottiglia si sentirà uscire fresco e vigoroso il profumo delle erbe e dei fiori delle Alpi piemontesi: è questo che ci rende felici.

Come mio bisnonno Giacomo che quando era emigrante a Marsiglia apriva una bottiglia del suo liquore, sentiva il profumo delle sue valli e si ritrovava come d’incanto a casa fra le sue montagne.

Sono bottiglie che dedichiamo a chi ha nostalgia delle Alpi.

O anche solo delle cose fatte bene.